martedì 9 giugno 2015

Il blog si trasferisce e cambia nome!



Era da un po' che meditavo di spostare il blog e quel momento è arrivato!

Sweet Life diventa Limoni Gialli e si trasferisce, mi trovate qui:                          Limoni Gialli.com

p.s Appena riuscirò a  fare un redirect automatico, il nuovo blog apparirà automaticamente, abbiate fiducia ;)

lunedì 4 maggio 2015

Pride: un film da vedere!

Sweet Life diventa Limoni Gialli e si trasferisce, mi trovate qui:                          LimoniGialli.com




El'estate del 1984, Margaret Thatcher è al potere e il sindacato nazionale dei minatori è in sciopero, un gruppo  di attivisti gay e lesbiche decidono di mobilitarsi per raccogliere fondi per gli scioperanti e le loro famiglie.

Destinatario di questa solidarietà spontanea è il villaggio minerario nel Galles. Questo è a grandissime linee da dove parte Pride, film britannico diretto da Matthew Warchus che ha destato reazioni positive sia dalla critica sia dal pubblico e non è difficile capire perché. Pride ridona fiducia nel genere umano raccontando una storia di solidarietà durante una pagina nera della storia britannica, quando sotto la guida della Thatcher vennero violati ripetutamente i diritti civili elementari di molti gruppi sociali britannici portando, di fatto, a una sospensione della democrazia in Inghilterra.
Nel lungo sciopero che coinvolse i Minatori britannici che combattevano contro la chiusura di molte miniere, ma soprattutto contro l'agenda politica del governo, si unirono al movimento LGSM, Lesbians and Gays Support the Miners (Lesbiche e Gay supportano i minatori) che grazie alla lungimiranza del loro leader Mark Ashton decidono di sostenere economicamente e amichevolmente i minatori e le loro famiglie perché Pride insegna proprio questo: " uniti si vince".
La sceneggiatura di Stephen Beresford ha il pregio di aver riportato alla luce uno spaccato di storia inglese ma aggiungerei di storia dell'umanità senza scadere nella drammatizzazione ma offrendo uno spettacolo divertente e sorprendente, con dialoghi e un'ironia tagliente e intelligente.

Mark Ashton e i Lesbians and Gays Support the Miners riuscendo a fare breccia nella popolazione del piccolo villaggio del Galles al punto che per ricambiare la solidarietà e il sostegno economico, Nel 1985 al Gay Pride di Londra arrivavano pulman carichi di minatori per prenderne parte.
Un misto di risate, commozione e brividi sono queste le diverse sensazioni durante la visione di questo film che al Festival di Cannes ha vinto la Palma Queer e ha ricevuto la nomination ai Golden Globe 2015 come migliore commedia. Stephen Beresford e Matthew Warchus non perdono l'occasione di parlare del pregiudizio quello che nasce dall'ignoranza, lo fanno anche in questo caso in modo intelligente mostrando come nella tradizione dei gruppi soppressi gli appellativi offensivi possono diventare un'arma come il termine Queer e nel caso di Pride, Perverts che diventa il manifesto della serata londinese 
"Pits and Perverts" (Minatori e Pervertiti) .
Un film che dovrebbe essere trasmesso nelle scuole e fatto vedere al maggior numero di persone perché la storia dei Lesbians and Gays Support the Miners ci ricorda che gli individui non sono soli contro chi mostra il pugno di ferro, contro i bulli e chi tenta di prevaricare l'altro con la forza; la società esiste, a dispetto di ciò che professava la Tacher per isolare ancora di più i gruppi sociali che voleva spezzare, e non solo esistente ma ha un enorme potenziale che supera le barriere del pregiudizio fine a se stesso.
Mark Ashton infonde speranza nel genere umano perché la lotta per i diritti, qualsiasi essi siano, non è affare solo di chi quei diritti li rivendica perché necessari per il proprio gruppo sociale ma è affare di tutti.

lunedì 13 aprile 2015

Ti consiglio un pilot: Daredevil di Netflix


Netflix ci ha cotto a fuoco lento con questo Daredevil! Sono mesi che con piccoli imput  ben centellinati : teaser di pochi secondi, trailer e poster, non ha fatto altro che aumentare l'hype per l'arrivo di questa serie, suggerendo forte e chiaro il concetto che per Netflix era la prima serie dedicata a un fumetto Marvel che si traduceva in prima serie di Marvel in mano a un cable (se vogliamo definirlo così). Ebbene, il concetto è cristallino già dopo i primi quattro minuti iniziali seguiti da una sigla ammaliante. 
Netflix ha investito un buon budget, si vede bene nella cura della regia, della fotografia, sublimemente sfocata ad esempio quando sta a sottolineare l'empatia di Matt nel sentire con il suo sesto senso la sincerità delle persone.


Into the Ring ci introduce alla storia di Matt Murdock e dei suoi comprimari e lo fa senza perdersi troppo in spiegoni noiosi. Matt perde la vista da bambino a seguito di un incidente che lo segna anche emotivamente; la perdita di un senso viene rimpiazzata dall'amplificazione degli altri che Matt decide di mettere al servizio della società; di giorno come avvocato e di notte come vigilante per le strade di Hell's Kitchen, nei panni di Daredevil.
La prima cosa che colpisce e che comunque fa la differenza in questo episodio pilota, oltre alla grande cura nei particolari già citata, è senza dubbio la caratterizzazione di Matt, riuscita pienamente in poche scene. Daredevil è un fumetto cupo e intenso e la serie di Steven S. DeKnight punta proprio su questo per farci empatizzare con il personaggio. Matt nei panni del vendicatore è un grande combattente con molte risorse ma non è invincibile è un uomo che non sconfigge il suo avversario in un batter d'occhio,ogni combattimento è sudato, Matt cade e perde sangue e questo proposito non posso non spendere due parole sulle sequenze di combattimento, curate sia per lo stile coreografico sia per l'intensità e il movimento che trasmettano alla scena.
Di giorno Matt è un avvocato alle prime armi, insieme a Foggy Nelson (Elden Henson) suo migliore amico, s'imbatte nel suo primo caso da difensore, Karen Page (Deborah Ann Woll) accusata di omicidio. Grazie al suo sesto senso, Matt crede all'innocenza della ragazza immediatamente ma scopre anche ben presto qualche importante omissione nel racconto.
Nel frattempo, durante l'episodio, ci viene presentato anche il lato malvagio di Hell's Kitchen dietro il quale si nasconde l'artefice che ha incastrato Karen. 


Il cast di Daredevil non potrebbe essere più azzeccato a cominciare da Charlie Cox che i più attenti ricorderanno per il suo forte accento irlandese in Boardwalk Empire per finire con Deborah Ann Woll perfettamente in parte e anche decisamente cresciuta artisticamente da True Blood, anche nelle scene a tre con Henson si respira una buona chemestry tra tutti e tre gli attori e una buona fluidità e tempi recitativi.


Netflix ha colpito nel segno con questo pilot e ci è riuscita nonostante le aspettative molto alte, giocando la carta dell'umanità di Daredevil, viene quasi spontaneo paragonarlo alla trasposizione cinematografica più brutta nella storia dei cinecomic, il Daredevill del 2003 con il quale non condivide nulla, soprattutto l'estraneità al ruolo di Ben Afflect. Pargonandolo anche alle altre trasposizioni televisive e cinematografiche della Marvel, Daredevil di Netflix ha una classificazione che per noi Italiani equivale alla visione consigliata agli adulti, un semaforo rosso per intenderci che lascia libero il creatore e gli sceneggiatori di spingere l'acceleratore su scene brutali e violente libertà che fa salire la produzione più in alto nella scala delle altre serie tv Marvel. Prepariamoci quindi a una buona dose di sangue che renderà tutto molto realistico ed entusiasmante. 
 

mercoledì 8 aprile 2015

Trailer che promettono bene: Southpaw di Antoine Fuqua con Jake Gyllenhaal





Jake Gyllenhaal è uno dei miei attori preferiti e non ne ho così tanti di preferiti, se ne conterranno sulle dita di una mano. Sì, ovviamente ci sono le crush attoriali momentanee ma quelle vere, quelle che durano e resistono anche alle scelte poco felici degli attori, sono poche, una di queste è proprio Jake. La scelta poco felice nel suo caso è stata fare Prince of Persia: The Sands of Time  dopo averci deliziato con performance da oscar a partire dal blasonato Brokeback Mountain a Zodiac e Brothers.
Jake Gyllenhaal però ha sbagliato poco, basta guardare la sua filmografia per vedere che, in effetti, negli ultimi anni sta affrontando tutti ruoli tutt'altro che facili, mi viene in mente Prisoners (da vedere assolutamente!) al più recente Nightcrawler.
Tutta questa premessa piuttosto lunghina era per dire che ho visto il trailer del nuovo film di Gyllenhaal Southpaw.
Un film di Antoine Fuqua scritto da Kurt Sutter. Il Kurt Sutter di Sons Of Anarchy per intenderci. Il trailer promette bene (certo è un po' troppo dettagliato per essere un tariler forse!) ma tant'è, il suo compito lo ha svolto bene mi ha fatto venire voglia di vedere il film subito, anche se bisognerà attendere perché uscirà a Luglio in America. Nel cast anche Forest Whitaker, Lupita Nyong'o e Rachel McAdams.




venerdì 3 aprile 2015

Quest'estate tutti in Scozia! Outlander dal libro di Diana Gabaldon alla serie tv di Starz



Sweet Life diventa Limoni Gialli e si trasferisce, mi trovate qui:                          LimoniGialli.com




Quando circa un anno fa avevo saputo che Ronald D. Moore, papà della serie cult di Battlestar Galatica, aveva in mente di portare sul piccolo schermo le vicende di Diana Gabaldon autrice della saga di Outlander, ne sono stata subito felice. 
Chairisco subito però che io il libro non l'ho amato per niente anzi, per certi versi mi aveva molto infastidito.
La mia felicità proveniva da una commistione di cause che anticipavano una serie tutt'altro che banale. Eh sì, perché in fin dei conti quando nel lontano 2010 (o era ancora prima?) mi ero fatta convincere a comprare e poi leggere quel tomone gigante di Oulander (in Italiano la Straniera riedito in occasione del debutto della serie tv da Corbaccio) ero piena di aspettative; se ne parlava così bene che nessuno mi aveva preannunciato che mi sarei trovata davanti un romance in tinte fantasy con lunghi momenti di noia e spruzzate di sadismo qui e lì. 
Stoicamente avevo sorbito le 838 pagine nonostante il genere non mi fosse congeniale per una ragione: le vicende di Claire e Jamie a me interessavano era tutto il contorno un po' troppo harmony a non convincermi.
Sapevo, perché avevo amato Battlestar Galatica, che Ronald D. Moore non mi avrebbe tradito e così è stato.
Outlander la serie, lo dico subito e non me ne vogliano le lettrici fan della saga letteraria, nobilita di molto il libro; soprattutto un aspetto non di poco conto come il trattamento riservato alle donne dell’epoca è ben affrontato e non reso “sexy o attraente” cosa che non avviene nel più blasonato Game of Thrones, dove una sfilza di donne viene violentata facendo da sfondo ad azioni importanti guarda caso con uomini protagonisti.


La serie colpisce proprio per quell'eleganza che a mio avviso latita un po' nel libro, probabilmente anche per il mezzo meno flemmatico qual è la tv, eleganza e originalità che si notano nell'episodio, forse più bello della prima parte di stagione, “the Wedding". Un episodio che sarebbe potuto, se gestito male, apparire volgare ma che invece risulta la perla di questa serie.
La serie tv convince oltre che per la direzione e la sceneggiatura anche per la scelta dei tre attori protagonisti: Caitriona Balfe e Sam Heughan hanno una buonissima intesa e sono azzecatissimi nei ruoli, Tobias Menzies che ha il ruolo di Frank e del suo antenato Jonathan Randall è ben amalgamato alla storia narrata.
I primi episodi di Oulander, infatti, appaiono a prima vista più lenti e dilatati rispetto al crescendo del ritmo che si raggiunge con il quarto episodio, ma sono necessari a darci le basi della dualità in cui si trova Claire. Divisa tra due mondi e tra due uomini. 
Costruendo con pazienza e intelligenza il rapporto tra Frank e Claire nei primi episodi è molto più semplice, ad esempio rispetto al libro (ma questo è opinabile, ne sono consapevole), capire per lo spettatore lo stato d'animo di Claire e quindi le sue azioni.


Leggevo proprio l'altro giorno che dopo la messa in onda della serie c'è stato un Boom di prenotazioni in Scozia. Questa serie è stata un bel modo per incrementare il turismo. E in effetti anche io l'ho detto dopo pochi episodi: "Senti, quest'estate andiamo in Scozia!" Questa magia antica e rurale, la natura, la lingua, tutto è ben reso nella serie e ci rimanda a un luogo magnetico da voler visitare a tutti i costi!
 Io vi consiglio di recuperare questa serie perché è un buon intrattenimento in lingua originale sarebbe l'ideale come sempre, MA SE non masticate bene l'inglese Fox ha già trasmesso dal 9 Marzo la prima parte di stagione, mentre il 4 Aprile Starz manderà in onda in prima assoluta la conclusione della prima. E voi? Siete fan del libro o della serie?

domenica 29 marzo 2015

Vita da lettrice Volume #1 - letture di Gennaio, Febbraio e Marzo 2015


Sono settimane che rimando questo post. Eppure io adoro leggere e parlare di libri ma la pigrizia a volte ha la meglio ed io sono la regina della procrastinazione, purtroppo.
Finalmente mi sono decisa a parlare dei libri letti in questi primi tre mesi dell'anno. Non sono tantissimi ma, son stata fortunata perché dal punto di vista qualitativo delle letture il 2015 è iniziato moto bene.


Sulla Pelle Gillian Flynn

Il primo libro letto a gennaio 2015 è stato sulla Pelle. Letto in formato elettronico sul mio Kobo a causa dell'irreperibilità del libro.
Sulla Pelle di Gillian Flynn è il primo libro scritto da Gillian Flynn (molto nota per il libro da cui è stato tratto il film di Fincher Gone Girl - L'amore Bugiardo del quale tra l'altro la Flynn ha scritto la sceneggiatura) e sin dalle prime pagine si capisce subito che siamo davanti a una storia ancora per certi versi allo stato embrionale rispetto alla sua opera più nota.Sulla Pelle è un thriller ben strutturato ma che mostra qualche crepa nella caratterizzazione dei personaggi. Si legge in pochi giorni perché la storia è avvincente e ritmata ma l'impressione è che poco si sedimenterà.
p.s per gli editori: Non ci vuole un genio a capire che ora Gillian Flyn viene cercata in libreria. Di grazia, cosa ci vuole a ristampare i due libri precedenti a Gone Girl in tempi celeri?

L'amica Geniale Elena Ferrante
Sono una di quelle che quasi, quasi voleva soprassedere e non leggere la Ferrante adesso; c'è troppo clamore, se ne parla troppo e avevo paura che proprio perché ormai la scrittrice e la sua serie sono così inflazionati, la lettura sarebbe stata inficiata. Mi sbagliavo: Elena Ferrante scrive da Dio, con una scrittura asciutta e fluida. I personaggi in poche pagine diventano come persone reali delle quali si vuole sapere sempre di più'.
L'amica geniale è un libro originale perché parla di cose ordinarie in modo assolutamente non ordinario. Mi riservo di finire la quadrilogia prima di parlarne approfonditamente.
Sto bramando gli altri libri della serie ma sono in pausa forzata acquisti.



Storia di una ladra di libri di Markus Zusak
Questo libro non l'avrei proprio letto se mia sorella non avesse talmente insistito mandandomi a comprare la versione cartacea perché: " è un libro da tenere, io l'ho letto in ebook e mi dispiace non averlo". Quindi sono andata da Feltrinelli e l'ho preso, così a scatola chiusa.
In realtà, proprio per il clamore con il quale mi era stato "venduto" (le aspettative nella vita cambiano tutto, non c'è niente da fare!) non l'ho trovato così eccezionale. Alcune parti sono senza dubbio molto intense e commovente  altre le ho trovate però addirittura melliflue. E' questo poco equilibrio nel libro che mi ha spiazzata di più; da una parte la capacità di Zusak di caratterizzare in modo eccellente i rapporti tra i personaggi, mi viene in mente quello tra Liesel e i suoi genitori adottivi come anche il ruolo di Max, la parte dedicata a lui è la più struggente, alla quasi banalità dei capitoli in cui la Morte, voce narrante, ha spazio per considerazioni che mi hanno fatto alzare varie volte il sopracciglio.

I Gillespie di Jane Harris

Questo libro l'avevo comprato in fretta e furia sul libraccio a metà prezzo, perché lo volevo leggere subito non potevo stare senza questo bel tomone un giorno di più. Se siete libri-dipendenti come me, capirete di cosa sto parlando.
Beh alla fine è rimasto nella libreria insieme agli altri cinquanta libri da leggere per oltre un anno, nel frattempo ho letto un altro libro dell'Harris che mi aveva intrattenuto molto (Le Osservazioni edito sempre da Neri Pozza).
Insomma complice il brutto tempo che per me significa automaticamente tomone di oltre 500 pagine mi sono messa a leggerlo e devo dire che la lettura è stata molto piacevole. I Gillespie è un libro onesto come lo è la Harris, non tenta di essere più di quello che è: intrattenimento. 
Ambientato nella Glasgow del 1888 la storia è veramente inquietante e ipnotica tanto che superato il primo centinaio di pagine a dispetto della sua mole mi sono mangiata le restanti 500, così senza neanche accorgermene.

Fino alla fine sarete lì a domandarvi se è tutto come veramente sembra... brividi!
Voi avete letto qualcuno di questi libri? 


Avete qualcosa d'imperdibile da consigliare?


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